Il bilancio dell’ INPGI in profondo rosso. 175,4 milioni di perdite

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ROMA – Un bilancio spaventoso quello dell’ Inpgi, l’ istituto di previdenza dei giornalisti, da far preoccupare non poco per le pensioni da garantire nel futuro. Il grande numero di uscite dal giornalismo attivo (300 nei primi sei mesi del 2018, che si sommano ai 1.000 del 2017 e alle migliaia degli anni precedenti), con una crescita esponenziale dei giornalisti pensionati ha avuto ed avrà un impatto fortissimo sui conti.

Il bilancio di assestamento 2018 chiude con 175,4 milioni di perdite, il bilancio preventivo 2019 stima 181,5 milioni perdite, un rosso pari quasi alla metà di quel che si incassa. Il consigliere  Corrado Chiominto  giornalista dell’ ANSAha espresso giustamente una seria preoccupazione e chiesto chiarimenti sul processo di vendita degli immobili: già perchè l’istituto non riesce a fare fronte al pagamento delle pensioni con gli incassi dei contributi e quindi ha la necessità di smobilizzare il proprio patrimonio.

Per capirci – spiega Chiominto che in consiglio  ha votato contro il bilancio – guardando ai conti 2018  l’Inpgi incassa 390 milioni ma poi ne paga 557 per le pensioni generando una ‘perdita’ di 167 milioni che sale a 175 con le altre spese di gestione (che sono state ridotte con consapevolezza).

Leggendo la relazione del collegio dei sindaci., l ‘obbligo di copertura di 5 annualità è rispettato formalmente (perchè fa riferimento per legge a dati oramai non più attuali) ma in base agli aggiornamenti è sceso sotto i 3 anni: è ora di 2,9 anni, se si guarda all’assestamento 2018, e cala ancora a 2,5 anni nella previsione 2019. I Sindaci chiedono di spingere sulla leva della lotta all’evasione contributiva, diffusissima tra i molti che svolgono attività giornalistica ma vengono inquadrati in altro modo.

Chiominto ha motivato il suo voto negativo  come valutazione politica-sindacale sul passato, quando i conti erano imbellettati con i rendimenti del trasferimento degli immobili ad una gestione esterna e, invece di intervenire in tempo, si mandavano messaggi di grande rassicurazione.

La presidente dell’ INPGI Marina Macelloni, giornalista del SOLE24ORE, durante il consiglio generale, ha parlato di un progetto di allargamento, che è più di un’ipotesi, che prevedrebbe l’iscrizione non solo per i giornalisti iscritti all’albo, ma anche per gli operatori del web e per i cosiddetti ”comunicatori”, previsti da una legge (la 4/2013). E’ una platea di circa 20.000 soggetti che ruotano attorno al mondo della comunicazione.

In realtà, aggiunge Chiominto,   servirebbe un sindacato dei giornalisti con una gestione diversa da quella attuale ed un lavoro di squadra tra Fnsi e istituti di categoria. “Servirebbe un sindacato che non guardi solo al valore che Inpgi e Casagit rappresentano per le proprie casse, ma al valore che questi istituti rappresentano per un settore – quello del giornalismo – che volenti o nolenti è strategico anche per i cittadini e per la tenuta democratica del Paese“.

Purtroppo sin quando l’ INPGI sarà un “poltronificio”, e la gestione immobiliare assurda per non dire inefficace, ed i contributi dei giornalisti utilizzati per mantenere le associazioni sindacali e la FNSI, non si vedono vie d’uscita.

Anche perchè un giornalista-sindacalista non può diventare manager nel giro di qualche giorno, grazie a qualche centinaio di voti “pilotati” dal sindacato. I risultati ora sono sotto gli occhi di tutti.

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