Afghanistan, il generale Camporeale nuovo vicecomandante della missione Nato

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Herat, 10 nov – È un italiano, il generale di Corpo d’Armata Salvatore Camporeale, il nuovo vicecomandante della missione Nato Resolute Support (Rs) in Afghanistan, che è succeduto al collega uscente, il tenente generale Richard John Cripwell, del British Army.

Un ruolo importantissimo per l’Italia, che si fa sempre più protagonista delle missioni all’estero. Molti si chiedono se è giusto, con tutte le necessità che ci sono in Patria, lasciare ancora i nostri militari all’estero. In realtà i frutti dell’impegno degli ultimi anni si vedono. Nonostante i 54 morti (53 in divisa e una civile cooperante), che hanno dato la vita in questa terra, per la prima volta si ha un’apertura da parte dei talebani, che nei giorni scorsi alla conferenza di Mosca hanno incontrato i rappresentanti del governo e si sono mostrati pronti a un colloquio.





L’Afghanistan sta attraversando una fase di mutamento. Ci sono meno donne col burqa in giro, più giovani che guardano i social e sono disposti a modernizzarsi e gli stessi talebani pare siano stanchi di fare la guerra. Ecco perché in questo momento storico è importante rimanere, per supportare un processo in lenta evoluzione.

La cerimonia si è svolta alla presenza del comandante di Rs, il generale dell’U.S. Army Austin Scott Miller, del Senior Civilian Representative della Nato, ambasciatore Cornelius Zimmermann, dell’ambasciatore d’Italia in Afghanistan, Roberto Cantone e di altre autorità civili e militari.

Il generale Camporeale – si spiega in una nota – arriva in Afghanistan in un momento delicato per il Paese: il mese scorso istituzioni, forze militari e di polizia locali sono state impegnate nel garantire la sicurezza nel corso delle recenti elezioni parlamentari, che hanno chiamato al voto più di 4 milioni di persone. E già ci si prepara alla tornata elettorale del 20 aprile 2019, quando la popolazione sarà nuovamente chiamata al voto per eleggere il presidente dell’Afghanistan.

 “Quando penso al contingente italiano – ha detto il generale Miller – penso alla grande professionalità di questi soldati e al contributo che danno per l’assolvimento del compito della missione”.

Camporeale ha invece detto: “Una delle lezioni più importanti che abbiamo imparato è che una pace durevole non può essere imposta. Ma, al contrario, essa deve essere un processo politico, economico e diplomatico condiviso, che miri a conquistare le anime e i cuori della gente.”

L’Afghanistan, peraltro, come spiegato al Primato nazionale dal generale Massimo Panizzi, Senior national representative italiano per la missione Rs, “è attualmente una grande palestra per i nostri militari”, che una volta avuta l’esperienza in una terra come questa tornano in Patria con una maggiore professionalità.

Gemma Banti

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