Eroi dimenticati: il valoroso carabiniere Alfredo Gregori

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Roma, 10 nov – Alfredo Gregori nacque l’8 marzo 1912 ad Arcugnano in provincia di Vicenza da una modesta famiglia di operai. Gli studi medi li concluse nella vicina Monselice, in provincia di Padova, e sempre lì si arruolò volontario nell’Arma. Divenne carabiniere solo nel 1933, quando in Italia già dominava il fascio littorio e ci si preparava repentinamente ad un nuovo scontro mondiale. Venne immediatamente assegnato alla Legione di Ancona e, da lì, nel 1935 a quella di stanza a Zara pronta ad intervenire in territorio jugoslavo.

LA GUERRA NEI BALCANI

Nel marzo 1941, Gregori venne affidato alla 191° Sezione CC. RR. e partì alla volta della Slovenia e della Croazia. Alla fine della conquista, il carabiniere vicentino venne affidato alla sezione di ricerca anagrafica. Il 6 novembre dello stesso anno, Gregori era ad Hrlejin con un collega croato ed un fante italiano per completare un lavoro di censimento della cittadina croata. Dopo aver terminato il lungo lavoro, i tre giovani stremati si recarono ad un’osteria locale per potersi riposare sorseggiando una birra in compagnia. Arrivati e accomodatisi l’aria si fece molto sinistra. La porta si spalancò di colpo e una quindicina di ribelli armati irruppero all’interno della locanda. I tre vennero imbavagliati e portati al comando dei partigiani titini a Veli Dolac sulle montagne balcaniche.

L’ESEMPIO

I tre vennero condannati a morte dal “giudice” partigiano. Il soldato italiano venne picchiato e gli fu imposto di cantare un inno sovversivo. Fiero e fedele alla sua idea, Gregori non aprì bocca e guardò disgustato gli uomini e le donne che l’avevano rapito. Anche di fronte alla promessa di aver salva la vita, il carabiniere si rifiutò di cantare quella canzone così irreale e avversa alle sue orecchie. Prima di essere seviziato ed ucciso, Gregori disse al suo amico fante: “Se riesci a salvarti, di’ al co­mandante di sezione che i miei risparmi, dentro lo zaino, siano mandati a mio padre, che dovrà consegnare cento lire alla mia fidanzata”. Il 7 novembre 1941 Alfredo Gregori venne portato fuori dal comando in cui si trovavano i tre. Venne barbaramente picchiato e mutilato finché, dal momento che non proferiva parola o urla di dolore, i ribelli jugoslavi gli spararono a bruciapelo finendolo con un vigliacco colpo alla testa. Gli assassini jugoslavi vennero ben presto catturati dai soldati italiani insospettiti dalle mancate risposte di Gregori e dei suoi colleghi che, fortunatamente, vennero liberati malgrado le orribili torture cui furono soggetti.

In onore del carabiniere venne onorata una medaglia d’oro al valor militare: “Incaricato del servizio di censimento informativo sulla popolazione di un centro occupato, veniva di sorpresa disarmato e catturato da un gruppo di ribelli in una casa ove era entrato per eseguire il suo compito. Trasportato nella notte in un accampamento avversario, rifiutava energicamente di unirsi al coro dei ribelli che cantavano inni sovversivi nonostante gli fosse stato assicurato che, ciò facendo, avrebbe avuto salva la vita. Il mattino seguente a testa alta e con fierezza riconfermava il suo credo e persisteva nel suo diniego, dopo di che veniva barbaramente ucciso. Espressione purissima di fedeltà, di disciplina e di eroismo”.

Tommaso Lunardi

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