Strano omaggio oggi a Roma a Dom Franzoni

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Oggi a Roma, alla Comunità di San Paolo, si ricorda un grande amico della Palestina. Tra le tante figure chiamate a ricordarlo, nomi illustri ça va sans dire, è stato invitato anche Erri De Luca, lo stesso che tra le sciocchezze dettate forse da ignoranza o forse da malafede scrisse che "Hamas combatte accanto all'Isis contro l'Egitto", regalando così dall'altro del suo pulpito – diventato importante da quando ha scelto di abbracciare l'ebraico finanche nella lingua – una mala-informazione a scapito dei palestinesi tutti,  in primis quelli di Hamas, che come merito, forse unico, hanno proprio quello di combattere l'Isis. 

Ma De Luca non risparmia “gentilezze” neanche all'Anp e sua caratteristica è quella di saper ben usare le parole e giocarci come un equilibrista. Come, del resto, sa ben fare anche con le scelte pratiche della sua vita di intellettuale impegnato. Alcune cose, vedi ad esempio la sua posizione verso la TAV ne mantengono il tratto di uomo che porta avanti i valori irrinunciabili della sinistra, altre cose lo pongono su un ben diverso altare, come ad esempio un breve testo scritto in ebraico e da lui chiamato poesia, tradotto in italiano come "Omaggio a Gerusalemme". Un testo che definire "omaggio", non alla città, ma a chi ha il potere, illegittimo e illegale, sulla Gerusalemme occupata è già riduttivo. Un breve testo che, al di là del discutibile attributo di "poesia" è un ignobile negazione della realtà vissuta dai palestinesi nella Città santa oltre che, ovviamente, in tutta la Palestina. 

Ecco il testo definito poesia, tradotto dall'ebraico: 
"Omaggio a Gerusalemme.
C'è una città del mondo in cui prima di uscire di casa fai prima testamento, 
perché le fermate degli autobus, specialmente quelle affollate, sono bersagli per automobili lanciate addosso apposta. 
C'è una città del mondo in cui quando sali su un autobus o entri in un bar, puoi esplodere accanto a un passeggero imbottito di morte. 
C'è una città del mondo in cui i coltelli in mano a ragazzi di quartieri di periferia servono a pugnalare cittadini a caso. 
Questa è la città dichiarata ombelico del mondo. 
Questa città a forma di vulcano, sputa sangue, collera, paura. 
Le sue pietre sono bianche, le sue vie rischiose, la mano armata attacca il suo cielo."

De Luca, per ignoranza, o per ingraziarsi i sionisti suoi destinatari, o semplicemente per aggiungere quel tocco di emotività necessario a catturare il lettore morboso, fa riferimento agli episodi di lotta armata abbandonati quasi 11 anni prima della sua geniale produzione letteraria e tristemente famosi come "kamikaze", mescolandoli all'esasperazione armata di un coltello da cucina di chi non ce la fa più a vedere le proprie case demolite, i propri cari feriti, arbitrariamente arrestati o uccisi da quell'esercito occupante le cui angherie vengono completamente ignorate nel suo testo. 

Bene, questo personaggio oggi sarà accanto a figure della Comunità palestinese, a figure del mondo politico e culturale che alla Palestina hanno dedicato decenni di impegno e, soprattutto, sarà a commemorare un uomo che si è schierato realmente, e non a parole contraddette dai fatti, per il popolo palestinese.
Una scelta che lascia parecchie perplessità a chi non è affascinato dalle sirene della visibilità a tutti i costi, proprio tutti, anche quando il prestigio della fama diventa oltraggio alla memoria di chi si è scelto di commemorare. 
Oggi la Comunità di San Paolo sarà sicuramente ricca di pubblico richiamato da tali e tanti nomi illustri e forse, in nome della “pluralità di opinioni”, che in fondo ci sta sempre bene, gli organizzatori e gli stessi oratori si accalcheranno a stringere la mano allo scrittore amato da sionisti e filo-sionisti, mentre Giovanni Franzoni, ormai ossa sottoterra, non potrà assistere allo scempio fatto in suo "onore".

Patrizia Cecconi Betlemme 10 novembre 2018

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