Diversificazione ed export nel futuro di Granarolo

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Granarolo per quota di mercato è uno dei principali player in Italia del settore lattiero-caseario. Oggi vanta anche una forte presenza internazionale, sia a livello produttivo che commerciale. Stiamo parlando di una Spa a tutti gli effetti nella quale, però, si avverte intenso lo spirito cooperativo. Del resto, le azioni “Granarolo” sono per oltre il 77% in mano a Granlatte, un colosso della cooperazione con sede a Bologna. E se una Spa deve creare dividendi per i propri azionisti, una cooperativa deve valorizzare il prodotto dei propri soci. Per Granlatte sono molte centinaia di produttori di latte.

Proprio di strade per la valorizzazione del latte ha parlato Gianluca Ferrari, vicepresidente Granlatte, a un seminario organizzato da Smea, l’Alta scuola di management ed economia agroalimentare dell’Università Cattolica di Cremona. Da questo punto di vista, sono tre le linee strategiche seguite dal gruppo: acquisizioni, diversificazione e, soprattutto, sostenibilità.

Giancarlo Ferrari, vicepresidente Granlatte
Le focalizzazioni

“Il percorso di crescita dimensionale sarà sempre più focalizzato all’acquisizione di partner distributivi per sviluppare le vendite sui mercati esteri dei prodotti Granarolo” ha affermato Ferrari alla Smea. D’altro canto i dati parlano chiaro. Da anni prosegue la crescita della presenza di Granarolo all’estero, con un’incidenza della componente export sul fatturato che è passata dal 4% nel 2011 al 28% nel 2017. E non basta. “L’obiettivo strategico per il gruppo è arrivare a un peso dell’estero al 40% nel 2019, considerando che il 2018 chiuderà vicino al 35%”.

La diversificazione

Per sostenere lo sviluppo, anche considerando la stasi nei consumi tradizionali di latte, è necessario proseguire la spinta alla diversificazione dairy. In questo senso la categoria più importante in termini strategici è costituita dai formaggi. Ben oltre il latte alimentare. “Vediamo sempre più in crescita -sostiene il vicepresidente Granarolo- gli healthy food, i prodotti vegetali e il comparto degli snack di valore alimentare”. E poi c’è il capitolo “altri latti”. Su questi nel business plan 2019 Granarolo lavora per la conversione/diversificazione delle stalle sulle produzioni ritenute di potenziale interesse per il Gruppo: latte ovino, caprino, bufalino. “Tutti orientati, in qualche modo, alle produzioni territoriali e Dop”.

La sostenibilità

Ma la linea operativa che per Granlatte e Granarolo ha maggior valore strategico è quella che ruota attorno alla parola sostenibilità. Un concetto molto ampio –come ha spiegato Gianluca Ferrari alla Smea– perché “sostenibilità vuol dire benessere animale, minor impiego di antibiotici, un uso più consapevole delle risorse acqua ed energia, meno emissioni inquinanti fino alla massima trasparenza sull’origine del prodotto”.

Proprio sul benessere animale Granarolo, in collaborazione con Csqa, ha promosso sin dal 2017 un programma che ha portato nel corso del primo semestre 2018 alla certificazione di tutti gli allevamenti che producono latte di Alta qualità e di quelli che producono latte Biologico. “A breve – ha sottolineato Ferrari – la certificazione di benessere animale si estenderà a tutte le altre stalle conferenti al Gruppo Granarolo”.

L’articolo Diversificazione ed export nel futuro di Granarolo è un contenuto originale di Mark Up.

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