La linea dura della fazione di Boko Haram fedele all’Isis

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La recente serie di attacchi dello Stato islamico nell’Africa occidentale (Iswa) testimoniano che la fazione di Boko Haram sta diventando una minaccia crescente nella regione del bacino del lago Ciad. Negli ultimi mesi, si è anche diffusa la voce che ai vertici del gruppo ci sarebbe una nuova guida, che avrebbe sostituito Abu Musab al-Barnawi, che all’inizio di agosto 2016 era subentrato allo storico leader Abubakar Shekau.

L’intensificarsi degli attentati e la linea sempre più dura che sta perseguendo l’Iswa lasciano spazio all’ipotesi di un cambio al vertice della fazione. Sebbene non sia stato confermato ufficialmente, è ormai acclarato che Mamman Nur Alkali, considerato il numero due dell’Iswa, lo scorso 21 agosto è stato ucciso dai suoi stessi compagni d’arme. Nur, jihadista di lungo corso con vari legami internazionali, era considerato da molti come il ​​vero capo della fazione di Boko Haram fedele all’Isis.

Nur sarebbe stato eliminato per aver accordato il rilascio di cento delle ragazze rapite lo scorso febbraio nella scuola secondaria di Dapchi, senza il pagamento di alcun riscatto da parte del governo. Mentre fonti vicine all’intelligence nigeriana, ritengono che Nur sia stato giustiziato perché incarnava una linea relativamente moderata, contraria all’uso di ragazze kamikaze e favorevole al dialogo con le autorità per porre le basi per il disarmo del gruppo.

Il governo nigeriano ha affermato che la liberazione delle cento studentesse di Dapchi faceva parte dei negoziati in corso con la fazione fedele allo Stato Islamico. Negoziati che in seguito non hanno dimostrato altri visibili segni di progressi. E il fatto che rispetto ad altri leader del movimento jihadista, Nur fosse disposto a trattare con il governo nigeriano, potrebbe aver decretato la sua condanna a morte.

Questo solleva anche alcuni interrogativi sull’attuale leadership di Abu Musab al-Barnawi e sulla relazione di Iswa con lo Stato Islamico. Tuttavia, finora tali collegamenti appaiono intatti, almeno per quanto riguarda l’attività sui social media, che in realtà è aumentata da quando è stata resa nota la morte di Nur.

Dal mese di agosto, 23 rivendicazioni di attacchi compiuti dall’Iswa sono state postate sulle piattaforme di Amaq News, l’organo di propaganda delle operazioni dello Stato Islamico. Un’attività sulla rete di gran lunga superiore alla quattro rivendicazioni arrivate nei primi sette mesi del 2018, che andrebbe valutata con attenzione perché in passato l’intensificarsi della promozione degli attentati sui social ha preceduto i più importanti cambiamenti all’interno del gruppo. Inoltre, la crescente propaganda delle azioni dell’Iswa da parte di Amaq dimostra che dopo la scomparsa di Nur, almeno le relazioni con l’apparato di propaganda dell’Isis sono rimaste inalterate.

Le rivendicazioni degli ultimi quattro mesi comprendono una preoccupante serie di attacchi, che hanno avuto come obiettivo le basi militari nigeriane nello Stato del Borno settentrionale. Molti degli assalti hanno costretto le forze di sicurezza alla fuga, almeno fino all’arrivo dei rinforzi o dell’appoggio aereo. Ancora più preoccupante il fatto che gli attacchi contro l’esercito nigeriano si stanno intensificando, come prova quanto riportato ieri dal Long War Journal.

L’Iswa ha anche dimostrato un approccio più inflessibile nel condurre i negoziati per il rilascio degli ostaggi. A metà dello scorso settembre, il gruppo ha giustiziato una delle tre operatrici umanitarie del Comitato internazionale della Croce Rossa, rapite lo scorso primo marzo durante un attacco nel Nord-est della Nigeria, sostenendo che il governo federale aveva ignorato le sue richieste.

Poi, dopo trenta giorni, alla scadenza di un nuovo ultimatum, ha giustiziato un’altra crocerossina. L’Iswa ha giustificato queste esecuzioni con la motivazione che le operatrici umanitarie erano colpevoli di apostasia, in quanto donne musulmane che avevano abbandonato l’islam per lavorare in un’organizzazione internazionale.

In precedenza, altri rapimenti portati a termine dal gruppo si erano conclusi con la liberazione dei sequestrati, come nel caso di una squadra di geologi dell’Università di Maiduguri, rapiti a luglio 2017 e liberati nel febbraio scorso. Ancora più eclatante, il rilascio di tutte le studentesse di Dapchi, tranne la ragazza cristiana Leah Sharibu, ancora nelle mani di Boko Haram.

Nel complesso, la maggiore promozione delle azioni dell’Iswa sulle piattaforme di messaggistica dello Stato islamico, l’intensificarsi della frequenza degli attacchi agli avamposti militari nello Stato del Borno settentrionale e le escuzioni degli ostaggi, indicano che dopo la scomparsa di Nur la fazione di Boko Haram fedele all’Isis ha adottato una linea più intransigente.

Nel frattempo, anche l’insurrezione nella regione del bacino del lago Ciad sta assumendo caratteristiche più estreme, che potrebbero preannunciare una nuova e più cruenta ondata di attacchi.

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