Verizon cambia piani: secondo indiscrezioni inserirà paywall sulle testate principali di Oath

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Poco meno di un mese fa, Verizon ha inoltrato una nota che spiegava la prima grande mossa da ceo di Hans Vestberg, ovvero la nuova organizzazione della società. Ma al suo interno spiccava una voce sorprendente: il ramo dedicato a media e adv era citato come Verizon Media Group/Oath. Il cambio di nome, cui segue il graduale pensionamento del brand Oath, ha fatto alzare qualche sopracciglio ma la spiegazione – una maggiore focalizzazione sulla tipologia di clientela servita – sembrava verosimile, specialmente se le altre due unit a completare la riformulazione dell’offerta si chiamano Verizon Consumer Group e Verizon Business Group. Questione di coerenza, apparentemente. In realtà il tripolio formato dalla fusione tra Yahoo, Verizon e AOL è sotto una forte rivoluzione.

Obiettivo: diventare terzo polo dell’adv

Dopo aver sborsato 9 miliardi di dollari per portarsi in casa Yahoo e AOL, Verizon ha scoperto le sue carte: raggiungere 2 miliardi di page views tra tutte le properties – doppiando quindi il risultato del 2017 – e toccare quota 10 miliardi di dollari alla voce revenue. Il tutto entro il 2020. In questa maniera la società avrebbe raggiunto volumi – di business, di utenza e di dati raccolti – sufficienti per inserirsi nel duopolio composto da Google e Facebook. Forse i piani del ceo Tim Armstrong erano troppo ottimisti, e di fatto non verranno raggiunti. Rispetto allo scorso anno, la quota di mercato è calata dal 4,1% al 3,3% (dice eMarketer), nei primi 9 mesi del 2018 le revenue si sono fermate a 5,6 miliardi e gli stessi excutive di Verizon hanno dichiarato a ottobre di non riuscire a raggiungere gli obiettivi per il 2020. Dalla dirigenza manca, proprio da ottobre, Tim Armstrong, sostituito dall’ex COO K. Guru Gowrappan. A influire sul business, potrebbero essere stati anche i tempi di integrazione tra le tre società, più lunghi di quanto previsto.

Il cambio di rotta

All’interno di Oath e della complessa architettura di cui è parte, però, ci sono tante risorse da valorizzare e su cui costruire un futuro florido. I nuovi executive stanno concentrando le attenzioni sulle diverse possibilità di aumentare le revenue di Oath attraverso canali esterni all’advertising, ad esempio mettere un paywall per l’accesso ai contenuti di HuffPost o Yahoo Sports. Yahoo Finance utilizzerà il modello pay già dal prossimo anno. Fondamentale sarà accrescere audience e tempo speso sui contenuti delle diverse testate. “Tutto ciò che facciamo è in logica mobile-first”, ha detto Gowrappan durante un evento a Cupertino questo mese, Oath raggruppa dei marchi che sono stati “fondatori dell’intero internet”, qualcuno di questi “straordinario, qualcun altro meno”. Da questa considerazione nasce “Project Purple”, un progetto di cui sono trapelate poche informazioni ma sembra riguardare i brand di Yahoo e la possibilità di valorizzarli attraverso fusioni e paywall. Un nuovo elemento di forza sarà il 5G, che «porterà a una vera e propria rivoluzione», ha rivelato Christina Lundari, General Manager di Oath Italia, a DailyNet durante IAB Forum. «Aiuterà a creare nuovi modelli di business, dando un nuovo impulso all’economia. Sarà anche un forte abilitatore della creatività: la diffusione di AR e VR ha subito dei rallentamenti dovuti alla scarsa velocità di elaborazione, che rendeva meno fluente l’esperienza e ne abbassava il livello di soddisfazione. Problemi che la connessione veloce aiuterà a superare», ha continuato. Verizon in USA ha già iniziato il processo di distribuzione di queste tecnologia, per ora sono state cablate 4 città: Indianapolis, Los Angeles, Sacramento e Houston. Ma da programma queste si espanderanno presto.

Le ultime release

 Intanto Oath prosegue con le sue strategie che comprendo diverse release. La nuova Oath Ad Platforms for Publisher, ad esempio, è arrivata sul mercato per offrire agli editori una serie di soluzioni che strizzano l’occhio alla multicanalità e ai video. Broadcaster, sviluppatori di app e publisher potranno sfruttare dunque l’offerta Flurry, un pacchetto di strumenti che permette ai publisher di accedere alla domanda di spazi che Oath raccoglie dai principali advertiser mediante opzioni di monetizzazione diversificate e funzioni di personalizzazione e controllo. È atteso per il 2019 il rilascio della Oath Ads SDK. Alla piattaforma pubblicitaria del brand, poi, si è aggiunta da poche settimane anche l’opzione di acquisto di inventory audio in programmatic su SoundCloud e TargetSpot. Il prodotto metterà a disposizione opzioni di targeting contestuale e di gestione dei bid in tempo reale. Il rollout del prodotto sarà graduale nelle diverse aree del mondo in cui opera Oath.

 

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