INAUGURAZIONI / L’Aquila, riapre la chiesa delle Anime Sante. Ma la città resta in affanno

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Passerella di autorità, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministro degli esteri francese Nathalie Loiseau con l’ambasciatore in Italia Christian Masset, il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli con il suo sottosegretario, unico abruzzese nella compagine governativa, Gianluca Vacca, per la riapertura della chiesa di Santa Maria del Suffragio meglio conosciuta come Anime sante.

Chiesa costruita nel 1713, a ricordo delle vittime del terremo del 1703 e fortemente colpita dal sisma del 6 aprile 2009. La cerimonia civile, dopo due lustri di lavori, e quella religiosa con la messa celebrata dal cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi assieme ai vescovi della conferenza episcopale dell’Abruzzo e del Molise, hanno riconsegnato questa meraviglia alla città.

Imponenti misure  di sicurezza

Per la giornata, denominata “Festa della Rinascita”, il sindaco Biondi ha emesso un’ordinanza, nella quale ha disposto la chiusura di tutti i cantieri del centro storico, il divieto di carichi sospesi, pulizia dei materiali di risulta, delimitazione delle aree di lavoro. Istituito il divieto di sorvolo della città tenuto conto che il presidente Mattarella è giunto in città, da Roma, con un elicottero, nella scuola della Guardia di Finanza di Coppito dove si è svolto il G8 post sisma.

Grazie alla Francia per la collaborazione nel restauro

Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il primo a prendere la parola, ha ringraziato “La Francia per la collaborazione in maniera tangibile. Per ogni palazzo, chiesa, monumento che torna al suo posto, c’è ancora speranza”. Il presidente vicario della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli “Il terremoto ha rischiato di toglierci l’identità”. Il ministro degli esteri francese Loiseau ha posto l’accento sulla “collaborazione tra paesi e sulle nuove sfide che attendono un governo condiviso dell’Europa: migrazioni e cambiamenti climatici”. Il cardinale Petrocchi, commentando la presenza dei 1100 bambini tra cui i nati all’Aquila nel 2009 e 2010 ha detto che “Questa piazza è come un grande giardino di cui voi siete i magnifici fiori”.

L’Aquila da ricostruire

Ed in effetti l’identità de L’Aquila è tutta da ricostruire. Oltre la retorica del giorno di festa, il centro del capoluogo abruzzese, il sesto italiano per estensione, ha ancora un lungo cammino da fare a dieci anni di distanza dal terremoto. La città ha un nuovo centro, un viale che la collega al centro commerciale dove si sono sviluppate attività commerciali e dove la vita è ripresa. Il recupero edilizio, completo, dopo due lustri ha ancora un lungo cammino da fare visto che interi palazzi e rioni sono ancora transennati e da demolire. La stessa piazza principale si presenta con il Duomo chiuso, vittima della burocrazia e se i palazzi principali sono stati quasi tutti restaurati, il senso di vuoto, per il visitatore, è palpabile e vivo. Corso Federico II che porta dai giardini dell’Emiciclo, dove ha sede la Regione Abruzzo, alla Fontana luminosa, è ancora un cantiere dove gli stessi fornitori hanno difficoltà di accesso ai cantieri. Alcuni negozi provano a riportare la vita: un negozio di alimentari con mozzarelle di bufala, il noto marchio di una pizzeria pescarese, un bar ristorante all’angolo di quello che, gli aquilani, chiamano affettuosamente, “i quattro cantoni”, dove c’è una tabaccheria e poco più avanti un’altra pizzeria prima degli uffici regionali del settore trasporti e della chiesa dove riposa San Bernardino da Siena che vede la scuola elementare che gli sorge accanto ancora, vergognosamente, puntellata. Fabbricati ristrutturati ma vetrine ed appartamenti vuoti, insomma, del resto, con i servizi ed il baricentro della città spostati altrove, chi tornerebbe? Per non parlare di quelli che la città l’hanno proprio lasciata trasferendosi sulla costa. Eppure, oggi, la gioia di quei bambini che urlavano “presidente, presidente” era palpabile ed era un buon auspicio per il futuro anche se occorrono ancora miliardi di euro e altri anni affinché la città possa davvero ripartire.

L’apertura del portone della chiesa delle Anime Sante

Alle 11,25 in punto il Cardinale Petrocchi, il presidente Mattarella, che non ha fatto interventi ufficiali come previsto dal protocollo del Quirinale, ed il sindaco dell’Aquila Biondi, hanno fatto il loro ingresso nella chiesa restaurata seguiti dalle altre autorità e dall’immancabile coda di politici in posa per foto e alla ricerca di un microfono per rilasciare dichiarazioni di cui nessuno sentiva il bisogno.
Le prime immagini hanno lasciato tutti senza fiato: uno splendore di stucchi e dorature per quello che è un vero e proprio trionfo del barocco tornato a nuova vita dopo un decennio.
Pochi minuti per ammirare la chiesa e la cupola progettata da Giseppe Valadier, ricostruita ex novo mantenendo una cicatrice a memoria del terremoto del 2009 ed il coro Giuseppe Verdi di Roma e l’Orchestra Sinfona Abruzzese hanno intonato l’inno francese, quello italiano ed il Te Deum.
Alle 11,40 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è uscito dalla chiesa ed è risalito in macchina alla volta di Roma. Alle 12,20 la cerimonia di riapertura è finita e, finalmente, gli aquilani possono rientrare, dopo dieci anni, in una delle chiese cui sono più affezionati.

La storia della chiesa

La chiesa è stata costruita per essere sede della confraternita del Suffragio, nel 1645, situata presso un oratorio. Fortemente danneggiata dal terremoto del 1703, i lavori di ricostruzione secondo il gusto barocco iniziarono nel 1713 con il titolo di Santa Maria del Suffragio o delle Anime Sante a ricordo delle vittime del sisma. Progettata dall’architetto romano, allievo del Fontana, Carlo Buratti, la chiesa venne aperta al culto nel 1719. Negli anni successivi vennero aggiunte decorazioni e rivestimenti. Nella seconda metà del ‘700 venne eretta l’attuale facciata mentre, la cupola, è stata realizzata nel 1805 ed è attribuita a Giuseppe Valadier.

Luciano Troiano

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