Niente primarie e candidato entro fine gennaio, chiuso il vertice: centrodestra tenta l’intesa

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Gela. Niente primarie e l’obiettivo (almeno potenziale) di arrivare ad un’intesa su un candidato sindaco condiviso entro fine gennaio. Vertice d’esordio in casa centrodestra senza troppi fragori, nonostante le tensioni degli ultimi mesi. Tutti i partiti della coalizione hanno partecipato, rispondendo all’invito. Si sono visti ex consiglieri comunali ma anche esponenti delle segreterie locali. Da Palermo però i vertici regionali sembrano guardare con interesse alla vicenda Gela. Per ora, ognuno farà i conti a casa propria. Verranno indicate le linee di un potenziale programma, senza escludere nessuno. Prossimo incontro ufficiale solo dopo il periodo festivo. Si sono scrutati con attenzione quelli di centrodestra per capire se ci sono le condizioni per arrivare ad un’intesa. Lo scenario non è così chiaro e a pesare probabilmente saranno anche le scelte delle segreterie palermitane e romane. I fedelissimi di Musumeci si sono presentati con i consiglieri uscenti Vincenzo Cascino e Anna Comandatore, il “triumvirato” forzista ha mandato in avanscoperta Gabriele Pellegrino (per Pino Federico), l’ex consigliere comunale Salvatore Scerra (per la deputata nazionale Giusi Bartolozzi) e Salvatore Rinzivillo (in quota Michele Mancuso), i centristi di Noi con l’Italia erano all’incontro con Vincenzo Cirignotta, Ennio Di Pietro e Patrizia Comandatore, i leghisti si sono presentati con il neo coordinatore Giuseppe Spata e con Emanuele Alabiso, Energie per l’Italia era al tavolo dell’hotel Sileno con Luigi Di Dio, Liliana Bellardita e Francesco Pollicino, l’Udc ha delegato Silvio Scichilone e Salvatore Incardona, mentre Fratelli d’Italia ha partecipato con Ignazio Raniolo, Angelo Cascino e Salvatore Scuvera.

I partiti tenteranno di non far saltare il banco anche se raggiungere un’intesa complessiva non appare affatto semplice. Nessuno inoltre sembra voler escludere un dialogo con i gruppi civici, ma sarà possibile solo in una seconda fase. Insomma, sono i partiti a voler dettare l’agenda, in attesa di capire se riusciranno a non dividersi.

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