Guardie giurate: un mestiere antico oggi ridotto a banale impiego

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Roma, 8 dic . La figura del Vigilante ha origini antichissime, risalenti addirittura all’antica Roma, in cui vennero istituiti i viri nocturni, il cui compito era vigilare i centri urbani e monitorare il territorio per scongiurare eventuali pericoli di incendio. Il periodo augusteo vide la formazione di ben sette coorti di vigiles, con le medesime funzioni. Durante il periodo romano inteso nella sua interezza, patrizi e personaggi altolocati, spesso destinavano un piccolo contingente selezionato tra i propri schiavi o personale domestico, alla vigilanza delle proprietà nonché sicurezza personale.

Anche durante il periodo medievale, che vede un’incessante evoluzione del diritto, si perfezionano (e si riscoprono) istituti giuridici, diritti reali, diritti di successione e si vede l’esigenza, soprattutto da parte dei più ricchi, di avere personale fidato e formato per la sorveglianza di beni, siti sensibili, persone e tutto ciò che può essere considerato di interesse economico.

Solo dopo l’Unita d’Italia avvenuta il 21 marzo 1861, iniziano i primi interventi legislativi in materia di sicurezza privata, e con la legge 20 Marzo 1865 n.2248 fu concessa ai privati la facoltà di “deputare guardie particolari per la custodia delle loro terre”. Nella fattispecie, è compito del Prefetto approvare il decreto di nomina a Guardia Particolare Giurata, dopo aver accertato determinati requisiti oggettivi e soggettivi. La guardie giurate hanno l’obbligo del giuramento, i verbali che emettomo durante e per questioni strettamente connesse all’attività lavorativa hanno un particolare valore probatorio (fino a prova contraria e non fino a querela di falso come avviene per gli organi di Polizia), e viene loro riconosciuto il diritto di indossare una divisa, approvata dalla commissione prefettizia, purché diversa da quelle militari. Sempre al Prefetto spetta il compito di controllare ed eventualmente revocare il giuramento e al Questore vigilare sull’operato.

Si evince che le Guardie Particolari siano nate in un contesto prettamente agrario, che ben presto si è trasformato in un servizio di sicurezza a 360 gradi, durante il periodo del brigantaggio in meridione, per esempio, le guardie operarono attivamente. L’esigenza di sicurezza e protezione ben presto fu avvertita anche nelle città, che via via diventavano centri industriali, da cui ne scaturiva un indotto coinvolgente svariate aziende, artigiani, operai ecc. Questa evoluzione industriale e demografica spinse il legislatore ad emanare la legge 21 gicembre 1890 n.1321 attraverso cui era possibile impiegare la figura delle guardie giurate non solo al servizio di privati, ma anche di comuni ed enti morali. L’aspetto di fondamentale importanza è che al termine “terre”, fu sostituito il termine “proprietà”:vennero quindi legalizzati una serie di servizi riconducibili alla tutela del patrimonio inteso in senso ampio, servizi che ancora oggi vengono effettuati.

Il primo istituto di vigilanza presumibilmente fu creato a Padova nel 1870 da un ex garibaldino, nel 1907 si verificarono altri interventi normativi per poi arrivare al T.U.L.P.S approvato con Regio Decreto il 18 giugno 1931.

Il fatto che la svolta normativa sia arrivata durante il periodo Fascista non è un caso. Gli istituti di vigilanza erano (e sono tuttora, seppur con dinamiche diverse), strutturate come u piccolo esercito: ci sono gradi, gerarchie, un centro comando (oggi centrale operativa), un ufficio commerciale, ci sono mezzi e uomini e svariati servizi da compiere. In quel periodo, molte guardie giurate erano reduci della Grande Guerra, quindi persone addestrate, fisicamente idonee e con un “passato operativo” pesante alle spalle. Le guardie giurate erano presenti nei centri industriali, nelle grandi aziende agricole, operavano per privati facoltosi e presidiavano le città nelle ore notturne. Il tutto si traduce in un capillare controllo di persone e cose, si traduce in una fitta rete informativa che, per certi versi, è più performante di quello che potevano ottenere le forze dell’ordine per un semplice rapporto numerico di uomini in servizio. Il governo aveva tutto l’interesse a controllare dal punto di vista normativo la situazione delle sicurezza privata, aveva tutto l’interesse a rendere questa professione qualificante e qualificata, conscio dell’importanza e qualità dei servizi svolti dagli istituti.  Come specificato prima, le guardie giurate operavano infatti anche per enti pubblici, da cui scaturisce un’inevitabile commistione tra istituzione e “forza privata”.

La qualità del lavoro svolto dalle guardie giurate è sempre stata direttamente proporzionale ai pericoli e alle situazioni che con gli anni si presentavano, basti pensare al dopoguerra e conseguente sviluppo industriale, per poi passare al pericolo terrorismo, rapine e determinati servizi sul territorio. Si crea quindi una crescente richiesta di professionalità delle guardie giurate, vi sono istituti che ottengono l’autorizzazione ad personam per erogare servizi con arma lunga (scorte valori), si dotano di strumenti tecnologici all’avanguardia e centri operativi dotati di veicoli di un certo livello, collaborano stabilmente con poligoni di tiro, c’è la palestra per i dipendenti; ed i servizi di alto profilo aumentavano. Per servizi di alto profilo si intende: sicurezza nei Casinò, vigilanza anti rapina, vigilanza di siti sensibili come depositi petroliferi, scorta valori con più veicoli (mezzo istituzionale e mezzo convenzionale), servizi di ronda con due operatori, controllo sbarchi di clandestini con relativo piantonamento a bordo nave, servizi cinofili.

E’ opportuno ricordare che le guardie del Casinò al Lido di Venezia nell’89 dovettero fronteggiare la banda Maniero durante la famosa e rocambolesca rapina; sempre al casinò nella sede invernale nel 92, collaborarono nel contesto dell’operazione Zanzibar che portò all’arresto di alcuni croupiers. Un aspetto da non sottovalutare era la giusta retribuzione ed il giusto riposo concesso agli operatori, un istituto in particolare concedeva addirittura la formula 4 giorni di lavoro e 2 di riposo dove la normalità consolidata erano i canonici 5 giorni di lavoro e 1 di riposo.

Tra le fine degli anni ottanta e gli anni novanta, si assiste ad un notevole sviluppo della sicurezza privata, vi è un lungimirante imprenditore, finito alla ribalta delle cronache nell’88 per aver subito il rapimento da parte della banda Maniero (vicenda trattata anche nel film sulla vita del bandito) che, in tempi non sospetti, lancia le basi di servizi particolari che al giorno d’oggi vengono talvolta erogati dalle PMC o PSC (per esempio la vigilanza di siti sensibili come i depositi/giacimenti), e lancia le basi per creare una struttura efficace ed efficiente, in grado di controllare le strade, le piazze, interi quartieri ed intere città come del resto succede in tanti Paesi europei in cui le guardie giurate sono ausiliari delle forze dell’ordine e possono perseguire determinati reati.

Il periodo storico pocanzi indicato segna anche il passaggio del testimone tra operatori e dirigenti vissuti e forgiati dalla guerra e dal dopoguerra che hanno potuto trasmettere dei valori non sempre prontamente recepiti dai loro eredi, valori che purtroppo negli ultimi decenni sono stati sviliti da dinamiche politiche, commerciali e sociali. Basti pensare ai contratti di lavoro vigenti, alla formazione inesistente in tema di: legislazione e normative, in materia di armi e loro utilizzo, corretto utilizzo di buffetteria e fondine, tiro operativo, guida di mezzi blindati e così via.

Quasi tutti gli operatori svolgono il servizio di zona, con tutti i rischi che ne conseguono dal punto di vista attivo e passivo, da soli. Naturalmente possono chiamare in centrale o le forze dell’ordine in caso di bisogno, ma quando scatta l’allarme in una casa per esempio, devono contare solo sul proprio equilibrio, esperienza e per buona parte, fortuna. La mancanza di particolari parametri formativi e professionali, spesso e volentieri si traduce in un rischio per tutte quelle persone che, quotidianamente, rischiano la vita garantendo un operato di cui tutti possono godere. Un operato fin troppo sottaciuto ed ignorato, finché non succede il caso eclatante che attira l’attenzione, per ricadere comunque nel silenzio. Sempre la mancanza di professionalità, giustifica talvolta la politica dei servizi “al ribasso” e la politica da “discount” nei confronti di una professione tra le più antiche.

Francesco Arcari

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