I GIORNI DEL DOLORE / Montesanto si conferma comunità e si stringe per Pietruccio: il 13 la fiaccolata

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Scrive Maurizio Amodio, uno dei tanti clienti di Antonio Ferrara, Pietruccio, morto d’infarto l’altra sera nel suo storico coloniali, a Montesanto, amato da tutto il quartiere e non solo: “In quel minuscolo coloniali di Montesanto ci sono praticamente nato. Di fianco alla targa di Porta Medina, cruna dell’ago di Napoli, budello attraverso cui tutte le anime della città s’incrociano,  si sbattono contro e si mescolano. Antonio misurava la mia crescitain confezioni di Buondì Motta: “Questa settimana sei alto 11 pacchi, ragazzo, ti stai facendo ometto.  Ma quando te lo tolgono, ‘sto grembiulino?” Era tutto un gioco di strizzate d’occhio e caramelle Elah infilate in tasca senza farci vedere da mia madre, intenta a comprare latte e pasta. Era alto, Antonio Ferrara. Nobile ed elegante, non assomigliava a nessun altro, nel quartiere. Sembrava un principe che si trova lì per caso, tra succhi di frutta Yoga e pacchi di Pavesini, e sceglie di restarci tutta la vita. E io volevo assomigliare a lui. Diventare un gentiluomo.Ultimamente lo guardavo chiudere il negozio stando affacciato sulla terrazza della cumana, o mi fermavo un attimo a comprare un latte di mandorlaprima di salire a casa Esposito a Vico Spezzano, ed era come rivedere e tenere viva l’intera mia infanzia. Antonio era il passato buono che resiste, i ricordi che stanno lì, vivi e vegeti, un’ancora nel porto della mia storia in questi luoghi, fra la mia gente. Ieri sera, Antonio non ce l’ha fatta. Il volto pulito di Portamedina s’è piegato. È caduto. Inciampato nella miseria di un tempo senza più gentilezza. Questa città si è mangiato anche lui. L’ha masticato con i denti cariati di qualcuno che non ha imparato a chiedere permesso. Antonio, ora t’immagino da qualche parte  buia che regali caramelle e merendine a chi non ha più volto, di nascosto, senza farti vedere dal Padreterno. A me passami un fazzoletto, ma fai piano, se no mia madre mi vede così. Da lontano. Dagliela, ‘na caramella pure a lei. Ciao, Antò.  Non ce l’ho fatta, ad assomigliarti”.

Il dolore della comunità di Montesanto

Pubblichiamo questo ricordo perché è il più bello tra quelli letti e soprattutto perché racchiude un umore collettivo e parla dell’identità di un quartiere speciale, Montesanto, a quale sono legati storie e ricordi di un’intera città, perché Montesanto è cuore pulsante, è mercato, e ospedale, è cumana, è i fritti e la trippa, è la pizza al 22, è identità pura di questa città. E la perdita di un suo figlio così caro, così amato, conferma che Montesanto è un paese nella metropoli, una vera comunità.

Da ieri è un continuo di lumini e fiori, di lacrime e ricordi, di dolore e rassegnazione davanti a “Pietruccio”.

La fiaccolata del 13 dicembre convocata dal parroco

Padre Michele Madonna, prete della chiesa di piazzetta Montesanto, ha convocato per il 13 dicembre, una fiaccolata, per le 21,30, che partirà proprio davanti al negozio di Antonio. “Una fiaccolata per dire no al male, che sarà guidata dai giovani del quartiere” spiega. E mentre l’amministrazione gioca al solito scaricabarile sul governo diffondendo video del sindaco che accusa Salvini di non mandare agenti (cosa vera, ma il presidio sul territorio da parte del Comune qual è?), i cittadini come sempre si autorganizzano per mobilitarsi e lanciare un grido d’allarme da Montesanto. Dove ancora potete trovare la Napoli di un tempo. Una Napoli oggi davvero triste, che fatica ad essere ottimista.

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