Papa Francesco a Piazza di Spagna, preghiera alla Madonna anche per i migranti

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Non c’è mai la parola migranti, ma l’ultima parte della preghiera che Papa Francesco, come tradizione, ha composto per la Madonna e letto di fronte alla monumento dell’Immacolata in piazza di Spagna (in realtà, nell’adiacente piazza Mignanelli) parla anche di loro, e soprattutto delle famiglie che si trovano nell’indifferenza. 

“O Madre di Gesù – recita Papa Francesco nella parte finale della preghiera – un’ultima cosa ti chiedo, in questo tempo di Avvento, pensando ai giorni in cui tu e Giuseppe eravate in ansia per la nascita ormai imminente del vostro bambino, preoccupati perché c’era il censimento e anche voi dovevate lasciare il vostro paese Nazareth, e andare a Betlemme”.

Continua Papa Francesco: “Tu sai cosa vuol ire portare in grembo la vita e sentire intorno l’indifferenza, il rifiuto, a volte il disprezzo. Per questo, ti chiedo di stare vicina alle famiglie che oggi a Roma, in Italia, nel mondo intero, vivono in situazioni simili, perché non siano abbandonate a se stesse, ma tutelate nei loro diritti, diritti umani che vengono prima di ogni pur legittima esigenza”.

Si conclude così la preghiera dell’atto di omaggio all’Immacolata. Nessuno lo ricorda, ma è una ricorrenza importante.

Fu in questo giorno, 65 anni esatti fa, che Pio XII inaugurò l’Anno Mariano, il primo della storia, per celebrare il primo centenario della definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione. E fu proprio a piazza di Spagna che Pio XII, dopo aver celebrato in Santa Maria Maggiore, arrivò davanti il monumento dell’Immacolata, e lì lesse la preghiera che aveva composto per l’anno Mariano, portando personalmente fiori di fronte la statua posta in cima alla colonna di 12 metri nel centro della piazza. Fu però poi Giovanni XXIII il primo Papa che, l’8 dicembre 1958, uscì dalle mura vaticane per andare personalmente a deporre un cesto di rose bianche, prima di andare a Santa Maria Maggiore. Una tradizione che continua ancora oggi.

Anche Papa Francesco va a Santa Maria Maggiore, luogo a lui caro, perché fu anche la chiesa dove celebrò la prima Messa Sant’Ignazio di Loyola. È la 66esima volta di Papa Francesco davanti all’icona della Salus Populi Romani, dove va anche all’inizio e al termine di ogni viaggio internazionale.

Quindi, il tradizionale atto di omaggio in piazza di Spagna. Quando Papa Francesco arriva, alle 15.45 sulla sua Ford Focus, i fedeli stanno pregando il Rosario, e sono al secondo mistero. Sono moltissimi i fedeli che assiepano sulle transenne per l’atto di omaggio. Si comincia con le litanie lauretane.

Con Papa Francesco, ci sono il Cardinale Angelo de Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma; l’arcivescovo Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia; monsignor Piero Marini, maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie; l’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato; monsignor Paolo Borgia, assessore della Segreteria di Stato. C’è anche il Cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli, il cui dicastero si affaccia proprio sulla piazza.

Papa Francesco, dopo aver salutato le autorità, presiede l’omaggio. Quindi, recita la preghiera da lui composta. Sottolinea di portare con lui “i fedeli di questa Chiesa e tutti coloro che vivono in questa città, specialmente i malati e quanti per diverse situazioni fanno più fatica ad andare avanti”.

Nella preghiera, il Papa ringrazia la vergine per “la premura materna con cui accompagni il nostro cammino: quante volte sentiamo raccontare con le lacrime agli occhi da chi ha sperimentato la tua intercessione, le grazie che chiedi per noi al tuo Figlio Gesù!”.

Ma il Papa ringrazia anche per le “grazie ordinarie” fatte alla gente di Roma, che sono “l’affrontare con pazienza i disagi della vita quotidiana”, e quindi il Papa chiede “la forza di non rassegnarci, anzi, di fare ogni giorno ciascuno la propria parte per migliorare le cose, perché la cura di ognuno renda Roma più bella e vivibile per tutti; perché il dovere ben fatto da ognuno assicuri i diritti di tutti”.

Papa Francesco prega per “coloro che rivestono ruoli di maggiore responsabilità: ottieni per loro saggezza, lungimiranza, spirito di servizio e di collaborazione”.

Papa Francesco affida dunque alla Vergine “in modo particolare i sacerdoti di questa Diocesi: i parroci, i viceparroci, i preti anziani che col cuore di pastori continuano a lavorare al servizio del popolo di Dio, i tanti sacerdoti studenti di ogni parte del mondo che collaborano nelle parrocchie”, e per loro chiede “la dolce gioia di evangelizzare e il dono di essere padri, vicini alla gente, misericordiosi”.

A Maria, il Papa affida anche “le donne consacrate nella vita religiosa e in quella secolare, che grazie a Dio a Roma sono tante, più che in ogni altra città del mondo, e formano un mosaico stupendo di nazionalità e culture”, chiedendo per loro “la gioia di essere, come te, spose e madri, feconde nella preghiera, nella carità, nella compassione”.

Quindi, la preghiera per quanti sono come la famiglia di Gesù, che da Nazareth andò a Betlemme e si trovò nell’indifferenza, appello che sembra importante  alla vigilia dell’incontro intergovernativo di Marrakech sull’Accordo Globale delle migrazioni.

 Il Papa infine chiede a Maria Immacolata di vegliare “su questa città, sulle case, sulle scuole, sugli uffici, sui negozi, sulle fabbriche, sugli ospedali, sulle carceri; in nessun luogo manchi quello che Roma ha di più prezioso, e che conserva per il mondo intero, il testamento di Gesù: ‘Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi’ (cfr Gv 13,34)”.

Dopo la cerimonia, ci sarà un breve saluto ai fedeli, e ai malati dell’UNITALSI, il congedo dalle autorità (c’è anche il sindaco Virginia Raggi) e quindi la visita al Messaggero, quotidiano romano che festeggia i 140 anni dalla fondazione.

 

 

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