Salvini e la Lega in piazza a Roma: “Faremo tornare grande l’Italia”

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ROMA –  Il leader della Lega Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno è salito questa mattina sul palco di piazza del Popolo a Roma, dallo sfondo blu ed una scritta “L’Italia alza la testa” ed il tricolore accanto per salutare i sostenitori riuniti per la seconda grande manifestazione nazionale del suo nuovo rinnovato partito indossando una felpa bordeaux delle Fiamme Oro con sul petto la scritta “Polizia” a mani giunte, a mo’ di preghiera, per ringraziare il suo popolo dopo che i maxischermi avevano appena finito di proiettare, nell’attesa, sempre lui: Salvini da Giletti, Salvini da Vespa, Salvini dalla D’Urso. E poi foto e video di Salvini in Russia, a Tripoli, in Europa, non il Governo Conte ed i ministri che ne fanno parte, ma lui.

Matteo Salvini ha invitato la piazza stracolma ad osservare un minuto di silenzio, rigorosamente rispettato in memoria delle vittime di Corinaldo: «Una festa non può essere una festa se stanotte ragazze e ragazzi che sono andati a divertirsi sono morte. Questa giornata è una giornata di affetto, riflessione e preghiera. Oggi ci stringiamo attorno alle famiglie marchigiane, a quei figli vittime del l’incapacità. A quei figli che non avranno più un minuto di abbraccio».

La prima ministra a salire sul palco, dopo il vicepremier, è Giulia Bongiorno che scalda la folla con slogan : “Basta ai premi per coloro che vengono trovati in flagranza di reato, che uccidono. Massima garanzia fino al terzo grado di giudizio. Ma se hai ucciso, no a sconti di pena per i reati puniti con l’ergastolo“. Dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana arriva un inno alla tradizione cristiana. Fa l’elogio del presepe nelle scuole e delle famiglie numerose “minacciate dal globalismo che vuole rendere le persone macchine senza identità“. Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, rivendica “il crocifisso nelle classi. Essere tolleranti non significa rinunciare ai propri valori nascondendoli”. Quindi è la volta dei governatori leghisti: Zaia, Fedriga, Fontana. Infine, l’appello al buonsenso del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti che parla di un governo responsabile anche in Europa.

 Se la manifestazione aveva l’intenzione di presentare la Lega come un partito ormai pienamente nazionale, Matteo Salvini si è visto davanti agli occhi lucidi di emozione una Piazza del Popolo gremita, 80 mila secondo gli organizzatori.  Va detto subito ed ammesso senza se e senza ma: la piazza era stracolma come non si era mai visto in precedenza , quindi una manifestazione stra-riuscita.

Ma la notizia non è solo il numero dei partecipanti, ma la svolta impressa: dal sovranismo tout court, che si è alimentato con la protesta, alla vocazione maggioritaria di chi ambisce a fare il pieno alle Europee rivolgendosi a un mondo più vasto “agli italiani, non solo ai leghisti”  ed  in prospettiva, a voler governare da solo.

Attorno alle 12,00 Matteo Salvini riappare sul palco, sulle note”All’alba vinceròòò” della Turandot, un grande classico dei leader in ascesa che sognano, promettono e prefigurano l’alba della vittoria. Mano sul cuore, stavolta senza la felpa della Polizia, petto rigorosamente in fuori, mentre dalla piazza si alzava un fumo tricolore: “Vi ringrazio a nome di 60 milioni di italiani, voi siete l’avanguardia dell’orgoglio e della dignità di questo paese“. Parte il coro, “Matteo, Matteo”, uno dei tanti che ha interrotto il suo intervento. Salvini, sul palco era circondato dai sindaci di tutt’ Italia eletti dalla Lega, a fine comizio ha fatto il bagno nella  folla, a partire dalla prima fila, tra abbracci, selfie, strette di mano, regali come quadri o bandiere. E poi la musica: l’attesa con i classici natalizi alla Sinatra, poi la virata nazionale col “Nessun dorma” a sottolineare i momenti salienti, quasi un inno alternativo (Salvini l’ascolta a tratti con la mano sul cuore).

 C’è un leader per il suo popolo che conta ancora prima della Lega ed è “Matteo“, amato e idolatrato, vero elemento unificante di un popolo dai tanti dialetti, e dalle tante aspettative, per la prima volta nazionale, con i calabresi, i pugliesi ed i siciliani  che arrivano in piazza del Popolo a Roma, prima ancora che arrivino i piemontesi. Alle nove di mattina sono già in prima fila sotto al palco.

Buonsenso” è  il “claim”, lo slogan scritto a caratteri cubitali sul palco. Il “Buonsenso” che Salvini cita più volte nel suo discorso, non indimenticabile, poco divertente, ma politicamente importante. Matteo Salvini cita spesso il “Buon Dio“, legge un passaggio del Papa Giovanni Paolo II, cita il Santo Natale, auspica un paese dove “tornino a riempirsi le culle” e i genitori si chiamino papà e mamma, non “genitore uno e genitore due“, si impegna finanche “a dare la vita per il nostro paese“. Salvini sogna di vedere l’ Italia diventare un Paese più civile ed ordinato, un Paese educato dove uno che vede una donna incinta sull’autobus si alza e le cede il posto, un Paese dove una ragazza con la minigonna può prendere la metro tranquilla e dove “non rischi che ti raschino la macchina i parcheggiatori abusivi se non gli dai due euro“. Ed è su su questo passaggio che arriva l’applauso più lungo.

Il vicepremier Salvini non parla della manovra economico-fiscale del Governo, sui temi più caldi, cita “Luigi” (Di Maio n.d.r. ) una sola volta per confermare la loro sintonia di questi mesi di governo, non nomina mai un partito, un alleanza da abile navigante delle correnti e venti della politica Matteo parla come uno di loro che parla agli altri. Una vera e propria operazione di restyling politico, perché non c’è un uomo qualunque di centrodestra.  La svolta di Matteo Salvini  è affidata a due citazioni che danno il senso della nuova “vocazione maggioritaria”, e quindi non conflittuale, di una  Lega che vuole  fare il pieno dei voti anche alle prossime Elezioni Europee ed, in prospettiva, a voler governare da sola, incarnando un polo nazionale. Salvini ricorda una frase di Giovanni Paolo II, e quindi evidenzia “non di un pericoloso populista“, sulla necessità di dare un’anima e una identità all’Europa,  ricordando una famosa citazione di Alcide De Gasperi, quella sulla differenza tra i politicanti che pensano “alle prossime elezioni” e gli “statisti che pensano alle prossime generazioni“.

 

 

Nel discorso di Salvini  il terreno della svolta è l’ Europa. “Qualcuno ha tradito il sogno europeo, noi daremo sangue e vene per una nuova Europa” dice.  Non c’è, in queste parole, solo il cambio di clima e di approccio nel negoziato sulla manovra. C’è la prospettiva di chi ambisce e si prepara, con le prossime elezioni europee, ad agire un ruolo non di testimonianza, ma di attore politico nei nuovi equilibri europei. Perché, spiegano nel retropalco, “noi, il nostro fronte, concretamente possiamo arrivare secondi superando i socialisti e a quel punto inizia tutta un’altra storia“. Matteo conclude perfino con un appello all’opposizione: “Uniamoci perché uniti si vince”. ed aggiunge “Mai avrei pensato che gli italiani ci chiedessero di guidare la rinascita di questo paese, di essere la prima forza di questo paese, farò di tutto per meritare questa fiducia“.

Chiude così Matteo Salvini alle 13.15  la manifestazione dal palco leghista di piazza del Popolo a Roma, e riparte la Turandot, ma la folla è ancora lì, ferma, felice, esaltata da Matteo Salvini che si butta fra la folla per l’abbraccio della sua gente, che è ormai in tutt’ Italia. La secessione padana di Bossi è soltanto un brutto ricordo, ormai morto e sepolto.

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