Pamela Mastropietro, sfregio sulla targa lasciata dalla madre a Macerata: “E’ drogata”

    

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Pamela Mastropietro, sfregio sulla targa lasciata dalla madre a Macerata: "E' drogata"

Pamela Mastropietro, sfregio sulla targa lasciata dalla madre a Macerata: “E’ drogata” (Screenshot Tg2)

MACERATA – Sfregio sulla targa di Pamela Mastropietro, quella che la mamma Alessandra Verni aveva lasciato nel giardino di fronte alla casa dove si è consumato il massacro della figlia a Macerata. Su quel cartellone, circondato di fiori, che raccoglieva messaggi di solidarietà e di saluto a Pamela, è apparso un commento offensivo: “E’ drogata”. La scritta, ripresa dalle telecamere del Tg2, è stata poi rimossa: con un taglierino gli amici della giovane hanno cercato di grattare via quelle parole di discredito. Poi hanno coperto lo sfregio con nuove scritte e altri fiori. 

Proprio ieri in Corte d’Assise a Macerata è iniziato il processo a Innocent Oseghale, il nigeriano accusato di omicidio volontario, violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere. Un giudizio che si annuncia a colpi di consulenze medico legali per dimostrare tesi contrapposte: Pamela, che si era allontanata da una comunità, venne stuprata e uccisa con due coltellate, sostengono la Procura e parti civili; morì di overdose da eroina e Oseghale ne smembrò il corpo per disfarsene in due trolley, la tesi che la difesa oppone.

Oltre 40 i testimoni, sommati agli esperti medico legali delle parti, verranno sentiti nel fitto calendario di udienze così fissate: 6, 13, 20 e 27 marzo, 3, 24 aprile 8 e 15 maggio. A maggio potrebbe arrivare la sentenza mentre Oseghale potrebbe essere sentito il 3 aprile. Si sono costituiti parte civile i genitori di Pamela, Alessandra Verni e Stefano Mastropietro, il Comune di Macerata e il proprietario della mansarda di via Spalato 124, ancora sotto sequestro, dove si consumò lo scempio il 30 gennaio 2018.

Il 6 marzo testimonierà il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino: sostiene che Oseghale in carcere gli confidò di essere colpevole. Il 20 e 27 marzo spazio ai consulenti tra cui Roberta Bruzzone, criminologa incaricata dalla famiglia della ragazza e oggi presente in aula: “Pamela era in condizioni d’incapacità e di minorata difesa quando lasciò la comunità – ha attaccato a margine dell’udienza – In balia di sé, dei suoi impulsi e di chi le prospettasse un minimo sostegno”. “Sul banco degli imputati avrebbe dovuto esserci anche qualcun’ altro – ha aggiunto – Prima del tragico epilogo, Pamela ha incontrato una serie di persone che hanno approfittato di lei: se avessero agito responsabilmente oggi non saremmo qui”. Per Oseghale, la famiglia auspica il “massimo della pena”.

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