SCAVI. FESTIVAL DELLE COLLINE, STAGIONE 2019, TEATRO

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Passare attraverso
una mostra di arte contemporanea. Scendere al piano di sotto,
attraversare un corridoio e arrivare in un salone svuotato. Al centro
tante sedie di legno che formano dei cerchi intersecati tra loro.
Scegliere un posto, una prospettiva, ed iniziare ad ascoltare
frammenti.

Ricordi degli attori
(fittizi o reali?) amalgamati con aneddoti e battute del film ‘Il
deserto rosso’ che creano una performance silenziosamente ritmica.
Attraverso il dialogo e tra i tre attori, seduti o in piedi tra il
pubblico, la pallina dell’attenzione rimbalza continuamente,
facendo si che lo spettatore debba seguire con la testa e con il
corpo i movimenti dei performer nello spazio. Il rapporto tra noi e
loro diventa amichevole, gli sguardi sono intimi e diretti e spesso
ci si avvicina ad un dialogo confidenziale.

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Quando Giovanni
Fusco compone per ‘Il deserto rosso’, cerca di rispecchiare ed al
contempo prolungare nella musica la nevrosi di Giuliana. Anche nello
spettacolo il disagio psichico, inteso come condizione esistenziale,
è centrale, come lo è l’immaginazione.

Daria Deflorian inizia parlando della famosa battuta pronunciata da Monica Vitti nel film: <<Mi fanno male i capelli>>. Da questo momento si è trasportati in narrazioni e ricordi su questo tema. Gli attori ricostruiscono una possibilità dell’incontro tra Amalia Rosselli, poetessa a cui è attribuita la celebre frase, e Monica Vitti. Veniamo così catapultati a Roma, in quel pomeriggio in cui le due donne si sono incontrate, per volere di Antonioni, con lo scopo di parlare del personaggio Giuliana. Durante la performance è impossibile rimanere con la mente lucida e presente. Non la si può tenere ferma. Vaga, guidata dai tanti indizi di storie che si avvicinano ad essere leggende.

Si indaga tra gli
appunti, nelle ipotesi. Si parla della possibilità di un altro
finale che il regista ferrarese aveva pensato per il suo primo film a
colori: immagini di paesaggi industriali completamente ricoperti di
neve. La quiete dopo la tempesta.

Si narrano i litigi
tra Antonioni e Vitti, della loro umanità e fragilità,della fine
del loro rapporto proprio durante le riprese del film, tentando di
penetrare una realtà inconoscibile perché non è la propria.

Viene rappresentata
la vittoria del Leone d’Oro ‘per il film più sorprendente della
mostra’ nel 1964.

I nessi logici con
cui è scritto questo testo teatrale-performativo sono irrazionali,
in parte libere associazioni. Una scoperta archeologica continua
nella psicologia e nell’opera di Antonioni.

Pensare
drammaturgicamente ad un film significa immergercisi dentro, esserne
totalmente assorbiti. Ed è ciò che accade assistendo a questo
spettacolo: un’ora di ipnosi prodotta dalle parole e dai racconti
che plasmano immagini, che creano fantasie. Uno scavo nell’opera
d’arte, ma anche nella profondità degli attori, che si conclude
con la contemplazione. I tre performer infatti mettono fine allo
spettacolo uscendo dalla sala, aprendo una porta verso il cortile
esterno. Vengono inebriati dalla luce naturale e dall’aria
impregnata di pioggia e noi spettatori li seguiamo, purtroppo solo
con il pensiero, rimanendo nel silenzio e nella riflessione.

Lo spettacolo tramonta così, in modo inaspettato, con lo sguardo proiettato verso l’esterno.

E’ difficile esprimere i contenuti della performance, insieme di racconti, trame, ricordi. Una cosa è certa: può essere paragonata ad una forma drammaturgica di archeologia subacquea. Ritrovamenti di relitti antichi formati da appunti e riflessioni cinematografiche, parti di qualcosa di più grande. Perché se viene trovata una statua logorata dal mare e dal tempo, significa che c’è la possibilità che là sotto, nell’oscurità, ci sia stata un’intera città.

Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, insieme a Francesco Alberici, creano questo progetto autonomo nel 2018, scavando all’interno del film di Antonioni ‘Il deserto rosso’ e focalizzandosi su Monica Vitti e sul suo personaggio marginato ed alienato dagli altri e dalla società in cui vive. ‘Scavi’ è quindi la sovrastruttura del lavoro creativo totale, la punta dell’iceberg.

In contemporanea un
altro processo strettamente intrinseco a ‘Scavi’ produce ‘Quasi
niente’, creazione incentrata prevalentemente su Giuliana e sulla
sua interprete, Monica Vitti.

Daria Deflorian e
Antonio Tagliarini collaborano dal 2008, dando vita a diversi
progetti. Tra questi il Progetto Reality (premio Ubu 2012 a Deflorian
come miglior attrice protagonista), Ce Ne Andiamo Per Non Dare Altre
Preoccupazioni (premio Ubu 2014 come migliore novità italiana e
Premio della critica 2016 come miglior spettacolo straniero in
Quebec).

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