pulitrice ad ultrasuoni
Tecnologia

Strumenti da laboratorio: ecco quando usare una pulitrice ad ultrasuoni

Nei laboratori, locali attrezzati per fare delle analisi tecniche, la pulizia è fondamentale, non si parla solo dell’ambiente ma soprattutto della detersione della strumentazione. Infatti, a seconda delle rilevazioni che vengono fatte si possono impiegare differenti tipi di macchinari o vetreria che poi deve essere pulita in parte o in toto.

Si tratta di oggetti molto delicati che, però, devono essere sanificati a fondo per evitare di avere contaminazioni durante le analisi. A tal proposito un sistema che usa gli ultrasuoni per rimuovere i residui delle lavorazioni precedenti potrebbe essere davvero la soluzione ottimale.

Vantaggi di usare una pulitrice a ultrasuoni in laboratorio

La rimozione di reagenti chimici o intermedi di lavorazione dalla strumentazione specifica potrebbe non essere facilissimo. La procedura di lavaggio dovrebbe essere molto approfondita e porterebbe via molto tempo all’operatore che sta facendo le analisi. Per accelerare il lavoro e avere dei risultati davvero sorprendenti si può impiegare una pulitrice ad ultrasuoni professionale. Tale sistema sfrutta il principio fisico della cavitazione, così riesce a rimuovere le impurezze anche da componentistica molto piccola ed è in grado pure di trattare suppellettili particolarmente delicate, come la vetreria.

Per acquistare questo strumento, è importante rivolgersi ad aziende specializzate che possano garantire qualità e sicurezza. Un esempio in tal senso è RS Components che propone diversi modelli, che è possibile visionare nella sezione specifica “pulitrice ultrasuoni” del sito ufficiale it.rs-online.com.

Un vantaggio ulteriore di questi macchinari è quello di poter procedere con un ciclo automatizzato. La maggior parte delle lavatrici ad ultrasuoni, infatti, ha un timer che permette d’impostare il tempo di lavaggio che, sovente, va da 2 a 6 minuti. In questo modo si è certi di avere della strumentazione di laboratorio sempre pulita e non si toglierà del tempo alle analisi. C’è da sottolineare che se si desidera sterilizzare il pezzo, per eliminare possibili patogeni, occorre porlo, in seguito alla pulitura, in autoclave.

In un laboratorio si possono istallare più sistemi di pulizia a ultrasuoni così che ogni operatore ne può trovare uno libero quando ne ha bisogno. L’acquisto di tale strumento, inoltre, anche se potrebbe sembrare un investimento consistente verrà ammortizzato subito soprattutto grazie a un guadagno di tempo ma pure perché non bisognerà comprare molta vetreria o ricambi per gli strumenti in quanto si possono lavare,  con un metodo veloce ed efficace, quelli di cui già si dispone, senza ogni volta prendere oggetti puliti.

Come funziona una pulitrice a ultrasuoni

La pulitrice a ultrasuoni è uno strumento compatto costituito da una vasca che può avere una capacità differente a seconda del modello scelto. Quelle professionali hanno una forma squadrata e un rivestimento metallico. Basta riempirle con acqua e sistemare al suo interno gli oggetti da detergere, se si desidera, si può aggiungere un tensioattivo, cioè un sapone specifico, che aiuta a migliorare la pulizia.

Le componentistiche sporche dovranno essere poste in un apposito cestino che agevola la rimozione dello sporco in quanto tutte le superfici a contatto con le pareti della lavatrice a ultrasuoni non verranno scrostate. Il sistema sfrutta il principio fisico della cavitazione, cioè la formazione di piccole bolle in seguito all’emissione di ultrasuoni, queste poi implodono rilasciando una determinata energia. È proprio quest’ultima che riesce a eliminare le particelle che si depositano sugli oggetti, anche nelle fessure più recondite.

Come accennato in precedenza, i differenti sistemi variano per alcune specifiche come la capacità: è fondamentale considerare tale aspetto in quando bisogna scegliere il pulitore in base agli oggetti che occorre detergere. Un altro parametro da valutare è la frequenza con cui possono vengono prodotti gli ultrasuoni.

Valori inferiori determinano una pulizia più profonda perché si creano bolle abbastanza grandi che rilasceranno molta energia quando imploderanno, in alcune occasioni, però, c’è bisogno di dare origine a cavità piccole con un potere pulente inferiore, che, però, arrivano davvero in ogni punto dell’oggetto. I sistemi, infine, permettono pure di regolare la temperatura, questa favorisce la formazione delle bolle ma bisogna fare attenzione a non raggiungere l’ebollizione altrimenti il potere pulente diminuisce drasticamente.

 

Potrebbe piacerti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *